IL CASO

Telecom, i sindacati: “4mila assunzioni a rischio”

Vitale (Fistel Cisl): “Il Governo deve assicurare la copertura per la solidarietà espansiva prevista dal Jobs act”. Azzola (Slc Cgil): “Sarebbe grave non intervenire nella riforma degli ammortizzatori sociali”

26 Mag 2015

A.S.

Allarme dei sindacati sulle quattromila assunzioni previste nel piano industriale 2015-2017 di Telecom Italia, che sarebbero a rischio se venissero a mancare risorse pubbliche per la solidarietà espansiva, strumento individuato da Telecom Italia e da altre grandi aziende per i loro piani di crescita. Intanto è in programma per domani un incontro tra Governo e sindacati confederali sul decreto attuativo del Jobs act: il timore dei rappresentanti dei lavoratori è che al momento non ci siano le coperture attese.

“Il Governo – afferma Vito Vitale, segretario Fistel Cisl – deve necessariamente prevedere la copertura finanziaria per mettere le grandi aziende come Telecom, Finmeccanica, Fs in condizione di attuare lo strumento di solidarietà espansiva, fondamentale per assumere. Lo strumento della solidarietà espansiva va attuato come quello della solidarietà difensiva, cioè con il contributo dello Stato. Non può ricadere tutto sulle spalle dei lavoratori, noi non accetteremo una situazione del genere”.

“Sarebbe grave non intervenire nel decreto di riforma degli ammortizzatori sociali sulla modifica ai contratti di solidarietà espansiva così come previsto dal Jobs Act – sottolinea Michele Azzola (nella foto), segretario nazionale Slc Cgil – Questo intervento potrebbe essere uno dei pochi finalizzati a realizzare politiche attive del lavoro. A differenza della decontribuzione prevista dalla Legge di stabilità e dal contratto a tutele crescenti, le modifiche alla solidarietà espansiva consentirebbero assunzioni vere da realizzarsi proprio in quelle fasce d’età con tassi di disoccupazione elevatissima”.

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Nell’ipotesi di solidarietà espansiva come richiesta da sindacati e aziende, il Governo dovrebbe finanziare il 70% del taglio alla paga del lavoratore il cui sacrificio reale si ridurrebbe al restante 30 per cento.

“I costi della solidarietà espansiva – conclude Azzola – sarebbero recuperati dalle casse dello Stato perché andrebbero a sostituire i costi degli ammortizzatori sociali difensivi con un ritorno certo determinato dalla contribuzione e dal pagamento delle tasse delle nuove assunzioni”
“Dopo il mancato accordo sui call center – conclude Vitale focalizzando l’attenzione sul caso Telecom Italia – ‘incertezza sulla rete e quella sull’azionariato, la mancata copertura finanziaria dei contratti di solidarietà espansiva sarebbe grave perché non consentirebbe a Telecom le assunzioni necessarie per l’innovazione. Un passo fondamentale per lo sviluppo del gruppo. Negli ultimi anni la visione industriale dell’amministratore delegato Marco Patuano ha invece sempre illuminato il gruppo, facendolo venire fuori da una situazione difensiva e tornando a una certa aggressività e alla crescita”.

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